L'antico Borgo

Interno della Chiesa di Santa Barbara

Scendendo dall'arco di S.Barbara in direzione del borgo, dopo essersi affacciati a destra dal passaggio sopraelevato, già comunicante con il ponte levatoio, ed aver ammirato il lato del bastione di NE innalzato a difesa della prospiciente porta del castello, si incontra all'angolo il palazzo tardo-rinascimentale dei conti Mattei.

Mario Mattei, vicario imperiale a Trieste nella seconda metà del Settecento, nacque e dimorò in questo complesso architettonico che offre al visitatore oltre alla maestosa mole squadrata, alle decorazioni del frontale, completato per metà, ed al bugnato del portale, un suggestivo ed ampio ambiente sotterraneo con volta in muratura, ricavato sul finire del Cinquecento dalla colmatura del fossato sottostante al ponte levatoio.
Attraversando quindi lo "spalmento" si vada a visitare il piccolo bastione di NO, dotato di una bocca da fuoco "traditora", per il tiro spiovente; nei pressi è ubicato il pozzo medievale con soffitto a cupola inglobato nelle mura occidentali; da qui si possono vedere le soprastanti aperture delle casematte e le adiacenti merlature originarie, parzialmente coperte dalle volte di una ristrutturazione cinquecentesca
Ritornati sui propri passi, proseguendo per la "Piazza" - Corso Vittorio Emanuele - si arriva a destra presso il "Portone", l'unico accesso al borgo cinquecentesco, sopraelevato, porticato ed oggi culminante su un panoramico balcone mediante un'ampia scalinata. L'edificio soprastante mantiene ancora l'impianto architettonico dell'osteria-locanda cinquecentesca ivi ospitata.

La prospettiva del corso è chiusa dall'imponente frontale della monumentale Chiesa dell'Assunta, opera neoclassica dell'anconetano Francesco Ciarafoni. All'interno oltre ai preziosismi artigianali del tardo-settecento, quali le statue in gesso dei famosi scalpellini di S.Ippolito - dedicate dai maggiorenti del tempo ai santi più famosi o venerati in loco - al coro ligneo, con i soprastanti ritratti settecenteschi degli abati commendatari - alle gelosie dei coretti, ai confessionali, ai mobili della sacrestia elegantemente lavorati o intarsiati in legno, ai fregi, alle raffinate suppellettili originali, all'artistico crocifisso "miracoloso" seicentesco, al prezioso battistero sottostante, finemente decorato con soggetti biblici, si può visitare una vera galleria d'arte dell'età moderna, in gran parte dovuta agli introiti abbaziali ed alla conseguente munificenza dei cardinali-abati, il penultimo dei quali, Giovanfrancesco Albani, nel 1787 volle far dignitosamente ricostruire la vecchia chiesa dove aveva ricevuto gli ordini minori.
Entrando a destra si trova un'ottima copia della natività del Correggio già attribuita al Domenichino, proseguendo si ha il seicentesco S.Sebastiano del pittore classicheggiante Paolo Gismondi da Perugia, le cui dimensioni furono ampliate nel '700 quando il quadro aveva già subito un offuscamento cromatico, come evidenziato dal recente restauro.
L'Assunzione nell'abside, commissionata appositamente al pittore Giovanni Pirri, si inserisce armonicamente nella cultura del tempo e nelle decorazioni dell'interno ispirate ad un tempio classico, con i suoi richiami archeologici e con l'antica cornice della scena.
Ma i gioielli della chiesa possono essere considerati la Madonna e Santi del Pomarancio, dipinto purtroppo posteriormente ampliato e comunque avvicinabile per valore alle opere che l'artista dedicò alla Basilica di Loreto, nonché la drammatica immagine barocca del Cristo alla Colonna del veneto Francesco Trevisani.